E comunque hai visto le stelle

da | Nov 25, 2021 | Arte, evento | 0 commenti

Giornata di inaugurazione

Dicono della mostra

La mostra sulla metacomunicazione che vede esporre Pietropaolo Cannisatraci, architetto e docente e Manuel Grillo, artista e designer, rivela alcuni paradossi comunicativi. L’esposizione di 15 lavori diversi su cui si innesta il numero 5 quale regola compositiva, serve a mettere in crisi i contesti interpretativi precostituiti.
Un esempio eloquente, l’opera Ritratti errati di Grillo. Ad un software abilitato a leggere solo file testuali, viene dato in input, un file .jpg ossia un’immagine. Il software va in errore producendo così un risultato incomprensibile.
Come accade tutto ciò?
Accade che la regola compositiva (i.e. l’algoritmo) su cui è costruito il software, non conosce, né “consente di capire,” alcuna immagine.
Possiamo trasporre lo stesso discorso a quello che avviene tra due persone che cercano di dialogare senza capirsi. Ciascuno parte da presupposti interpretativi diversi. Già Socrate nel IV a.C. sosteneva questo assunto. Chi ha delle opinioni precostituite, difficilmente aprirà la propria mente ad opinioni diverse.
Tuttavia, l’arte e la tecnologia contemporanea, rendono paradossalmente palese e contemporaneamente enigmatico, quanto già sappiamo e spesso discutiamo, senza poter capire.
Ogni giorno a partire dalle ore 18:00, Manuel Grillo effettuerà delle performance, interagendo con il pubblico presente, al fine di snodare quei paradossi interpretativi che le opere stesse mettono in gioco.

Gerardo Lo Russo

Calasso non si allontana da Jung nel valutare il numero cinque come il transito, il mezzo per restare ancorato alla terra guardando verso l’infinito ed avvicinarsi al cielo. Nella cabala e nell’albero sefirotico il cinque sta esattamente in mezzo fra terra e cielo, porta l’uomo verso il basso e gli mostra l’altezza dell’infinito. Intanto Dioniso assapora i frutti della terra e della vite per vedere nella potenza del succo divino una realtà potenziata, che i sensi senza tale ausilio non percepiscono perché saldamente ancorati alla sola terra. Ulisse mette i tappi nelle orecchie al resto degli uomini e si lega per ascoltare il canto delle sirene. L’IO è fatto di sirene, ed il loro canto apre al dubbio ed alla conoscenza il mondo intermedio che sta fra gli uomini e l’assoluto. Grillo fa quel che un artista deve mentre guarda al cinque: cerca questa realtà aumentata nella scienza e nella cibernetica. Trasmuta la pietra delle origini del mondo nella pietra sorella che la mano degli uomini ripropongono come un duplicato della creazione per avvicinarsi all’assoluto; Dio ha consolidato luce ed energia nella sua pietra: gli uomini la ripropongono concentrando l’energia delle loro macchine nella sua equivalente rappresentazione. L’uomo faber, e la sua techné, opera la creazione attraverso le sue cinque dita e con il pensiero che col cinque ci porta verso il mondo e ci fa salire nell’empireo.

Alessandro D’Ercole

Gli artisti

Architetto nel senso rinascimentale del termine sin dagli anni ’80 ho trasformato la passione per l’arte in una ricerca transdisciplinare sulla creatività, su ciò che la motiva e la attualizza. Detto così sembra semplice… e forse nella sua essenza lo è. Un risultato intermedio di questo percorso, attuato anche nella carriera didattica e presentato in numerosi congressi e contesti esteri è stata la comprensione che si può essere performer creando le condizioni per altri creativi di essere performers, favorendone quindi l’attuazione delle potenzialità. Ciò motiva probabilmente la sintonia intellettuale ed emotiva con figure del calibro di Alessandro d’Ercole e Gerardo Lo Russo, non a caso presenti fra i promotori di questa iniziativa.

Pierpaolo Cannistraci

Artista e designer. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma in Pittura. Successivamente, consegue una seconda laurea in Arti tecnologiche e multimediali, con una tesi sulla poetica dell’antropologo Gragory Bateson e la tecnologia interattiva multitouch. Nel 2016 consegue un diploma professionale come sviluppatore software. Dal 2019 collabora con l’Accademia Dei Romani diretta da Gerardo Lo Russo, già direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Roma. Ha esposto in Italia e Cina partecipando al primo Simposio Internazionale di Arte Contemporanea a Chongqing. Attualmente il suo lavoro si interroga sul rapporto tra Arte & Nuove Tecnologie.

Manuel Grillo

Le opere in mostra

Parola agli artisti

< E sì, il tutto è nel rapporto. Come in un viaggio oltre spazio e tempo, leggendo il titolo della vostra mostra e ri-tornando all’ultima frase che citai: “l’Amore che move il Sole e l’altre Stelle” > Michela Tobiolo benedice così questo nostro progetto dinamico. Io completerei con l’epigrafe michelangiolesca incisa sull’architrave della Galleria d’Arte Moderna di Valle Giulia, a Roma: “Questo Sol m’arde e questo m’innamora”.
Stelle, luna, cosmo sono le prime citazioni che compongono lo snodo tematico (qualcuno di matrice NodeLab?) e che verte intorno ai tre perni delle “relazioni invisibili” che compongono il logo. In primis alcune coincidenze a base numerica 5, a seguire il rapporto tra mente, cuore e Luna (dalla visione romantica alla “sede dell’intelletto perduto”) e a chiudere una “ricerca” interiore di Assoluto (rappresentata dalla lente d’ingrandimento). La genesi comunicativa (e non
dimentichiamo che l’omonimo, e ben più profondo, testo biblico apre proprio il PENTA-teuco) nasce da un detto popolare che sin dall’inizio si è rivelato aderente al senso di ogni ricerca: “Punta alla luna… male che vada avrai visto le stelle”. Eh già, ecco il titolo dai mille richiami: “E comunque hai visto le stelle!”, perché noi abbiamo da sempre puntato alla luna…
Una nota conclusiva. Il progetto, per me, è stato una realtà “dinamica”; dalle premesse con cui è stato deciso, si è sviluppato infatti tramite continui ampliamenti creativi, risultando un’esperienza fantastica ed altamente stimolante. È il motivo per cui ho scelto una tavolozza dinamica, affidando a spezzoni cinematografici (dalle prime pellicole del cinema muto alle videoclip informatiche) il rinvio semiotico a quelli che volevo fossero i miei contenuti. Il tutto può sembrare un’accozzaglia di citazioni nozionistiche, tirate fuori a caso dalla memoria del vissuto. Esso, invece, vuole proporre un percorso conoscitivo non casuale, stimolato nelle sue riflessioni anche dai segmenti storici riportati. Proprio come dice Michela Tobiolo: “occorre vedere le relazioni”; cosa lega, ad esempio l’Orlando dell’Ariosto alla storia dei Pink Floyd, e quale delle due storie è più vera, al di là del tempo e dello spazio? Può una fantasia di quattrocento anni fa essere metafora universale, precognitrice di un evento contemporaneo? La CELLULOIDE, quindi, viaggia così: è stata, per questa volta, la mia penna o la mia tavolozza ed in virtù di questa scelta non è importante la qualità grafica del supporto… anzi, le imprecisioni rendono platonicamente più accettabile la clonatura funzionale. Il tutto secondo il metodo maieutico (quello di Socrate, per intenderci), ovvero porsi come stimolo mentale per aiutare a trovare in sé stessi il significato ultimo (di sé e delle cose….) Il Demiurgo è comunque salvo e sufficientemente defilato.

Pierpaolo Cannistraci

Il 2021 è l’anno del sette centenario dalla morte di Dante Alighieri. Partendo dall’ingresso dello spazio espositivo, il pubblico è invitato a seguire un percorso che dall’inferno, 2011, arriva fino al 2021 (il paradiso). Punto di svolta il 2016, anno del purgatorio. 2 cicli da 5 anni, come 5 è il modulo compositivo dei video della mia controparte in questa bipersonale. Un loop spazio/temporale che ha inizio e fine sulla soglia della porta di ingresso/uscita. Uscire dalla mostra per rientrare nella caverna. Nel cuore, la consapevolezza, di aver comunque, visto le stelle.

Manuel Grillo