Grazie al bando ‘Lazio Street Art’ della Regione Lazio nasce ufficialmente Resistart, percorso visivo che attraverserà in quattro tappe le strade della Città di Guidonia Montecelio, raccontando, attraverso opere di street art, le storie della Resistenza guidoniana.

“Le Ali della Memoria” è il progetto presentato per il Comune di Guidonia Montecelio. Il murales si lega indissolubilmente al concetto di memoria che, al centro della rappresentazione, diventa il punto da cui origina l’intero progetto. Tanti gli aneddoti inscenati, frutto del lavoro di ricerca svolto in questi mesi. Dalla donna del cucchiaio, ai 3 civili di Montecelio, dal pane nero di Remo, ai bambini che giocano a nascondere i fucili ai soldati tedeschi, e poi ancora gli aerei, il toro, citazione di Guernica di Pablo Picasso, Apollo e Dafne del Bernini, mito che parla dell’amore e del cambiamento. Un collage di storie personali e collettive, appartenenti al territorio comunale, che ricordano ai passanti del sottopassaggio di via Lucania, luogo di confine tra il Comune di Bagni di Tivoli e quello di Guidonia Montecelio, che la memoria, come l’arte, è quella forza silenziosa che mette in relazione, in dialogo, i ricordi come le persone, che sottraendo all’oblio ciò che altrimenti andrebbe dimenticato, è capace di conciliare gli opposti, essere ponte, strumento di congiunzione, di dialogo.

 

RESISTART: APPUNTI SPARSI

L’Arte è per l’Arte, non significa essere indifferenti alla vita. Poiché, l’arte è vita e non potrà mai distaccarsi da questa. Quando dico che l’Arte non è di parte, dico semplicemente che l’Arte piuttosto che ragionare in termini di opposti, ragiona in termini di relazioni. E le relazioni sono di tanti tipi. Bateson e la Scuola di Palo Alto ne avevano principalmente individuate due nei loro studi (si veda il testo Naven, scritto nel 1936 da Gragory Bateson e Margaret Mead). Quelle complementari (padrone/servitore) e quelle simmetriche (competizione esponenziale). Se portate alle estreme conseguenze, queste interazioni che hanno pattern comulativi, provocano la degenerazione di un sistema (cellula,uomo,città ). C’è poi però, una terza scelta, che è quella della reciprocità, in cui i processi schismogenetici si mantengono in equilibrio, permettendo al sistema di non degenerare. Ed è questa terza scelta che io (come Gragory Bateson 🙂 faccio ricadere nell’ambito dell’Arte. Ossia, esistono dispositivi culturali che permettono alle parti in campo di dialogare/competere senza degenerare necessariamente. Il gioco, il rito, l’umorismo, l’arte per l’appunto. L’educazione ad una visione della vita che vede il sacrificio, la sofferenza, la competizione come uniche modalità di stare al mondo, produce sistemi degenerati se non controbilanciati da una didattica del piacere, del desiderio, della bellezza. Questo, come ovvio, non necessariamente significa educare alla storia dell’arte, poiché, la scienza, la matematica, come il calcetto, sono degni della stessa importanza se inscritti in questa dimensione catartica di stempero, disinnesco della miccia.
E’ in questo contesto che si iscrive il mio murales.
Rappresentare le storie di resistenza partigiana (dalla donna del cucchiaio al giovane Heinz, dal pane nero di Remo, ai bambini che giocavano a nascondere i fucili ai soldati tedeschi) assieme a quelle della storia piu’ recondita di Guidonia (l’elefante, a memoria della savana che caratterizzava questo territorio nel neolitico, Zenobia la regina Siriana, catturata e deportata presso queste terre, la lince a richiamo di Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei), sino ad alcuni aneddoti della mia personale biografia, (lo scoutismo, simbolo dell’Associazionismo così caro a questo territorio, la Calabria, le mie radici, a memoria delle ondate migratorie che investirono questi territori in epoche passate) vuole essere una riflessione sul rapporto che abbiamo con il tempo e lo spazio di una memoria collettiva, fatta di frammenti, di ricordi, a volte persino immaginati.
Così l’arte ritorna ad essere quell’aggregatore che riesce a far dialogare, a mettere in relazione, il piccolo Remo e il suo pane nero, con Zenobia, la regina guerriera, un giovane studente delle scuole medie del 2021 con i 3 martiri di Montecelio (6 Giugno 1944). E perché no, un elefante delle savane africane con un caccia torpediniere 🙂
La nostra identità nasce e cresce in funzione delle relazioni che siamo capaci di intessere con la realtà che ci circonda. Occorre tempo, e anche spazio per costruire un rapporto, così come un murales.
Attraverso le storie di Heinz, Remo, Tullio, Zenobia e il giovane Angelo, ho avuto l’occasione di ricordare, a me stesso in primis e poi agli altri, che la memoria, quell’accumulo di storie e di aneddoti che i nostri nonni da sempre ci raccontano, non sono altro che il collante universale che ci tiene insieme. Non dimenticarci di “loro”, significa alla fin fine, non dimenticarci di noi stessi.