Laboratorio con le studentesse del corso di danza contemporanea di Irene Maria Giorgi

da | Nov 7, 2018 | Arte, didattica, Workshop | 0 commenti

Si chiede di ordinare la propria vita con dei postit raccontando i momenti salienti che hanno determinato delle svolte nel proprio percorso di crescita personale. Come nel gioco dell’Oca. Dove si hanno il tabellone con le singole caselle da seguire. Così si hanno a disposizione dei Postit che rappresentano i momenti/svolte della propria vita.

 

 

Analisi degli elaborati.
Emerge come le diverse rappresentazioni “danzate” degli eventi siano accomunate da una linearità dei percorsi. Attraverso cui si avanza un passo alla volta.
Seconda parte
Vengono ridisposti i post-it in un nuovo ordine spaziale. Si invita il pubblico a riflettere sulle conseguenze dettate dalla nuova configurazione dei nodi, sui singoli percorsi. 

In questo caso i movimenti del corpo descrivono un percorso uguale e diverso nello stesso tempo, rispetto al precedente. Alla linearità del percorso subentra infatti la complessità, dettata dalla nuova configurazione spaziale assunta dagli eventi.
Si invita il pubblico ad effettuare delle considerazioni sulle nuove modalità espressive che il corpo assume avendo come modello il nuovo percorso, che da lineare è diventato reticolare. Di seguito alcune delle considerazioni del pubblico.

GIULIA La linea spezzata è più aderente alla realtà. Se prima per avanzare dovevamo guardare avanti adesso per avanzare dobbiamo guardarci intorno poiché il prossimo passo potrebbe trovarsi alle nostre spalle o alla nostra destra. Quando cerchiamo una scelta una svolta un cambiamento non è detto che l’avanzare sia l’unica opzione possibile. Per andare avanti a volte occorre tornare indietro, oppure a destra, ancora a sinistra, insomma spostarsi di lato. La cosa strana è che i movimenti che emergono da questa seconda configurazione è bella se non di piu’, della prima.

IRENE Il nostro modello di pensiero occidentale è ancora lineare. Ragiona per avanzamenti facendo corrispondere il miglioramento all’andare avanti. Ma è evidente che disposti in questa maniera i cambiamenti possono avvenire anche dopo la fine, prima dell’inizio, a destra a sinistra. Spazio e tempo si sovrappongono. Si chiama pensiero divergente, ed è la modalità di abitare il mondo, tipica dell’artista o di chi comunque si occupa di creatività.

MANUEL Noi siamo sempre gli stessi. Il percorso che facciamo è sempre lo stesso. Ad essere cambiato è lo spazio che abitiamo. Noi scegliamo in base a quello che possiamo vedere. In base a quello che conosciamo. Se la linea permette una visualizzazione univoca il cerchio apre alle possibilità. La rappresentazione a grafo è piu’ vicina alla realtà rispetto alla linea. Questo significa che ora per arrivare da 1 a 7 non è piu’ necessario passare per 2, 3, 4, 5, 6, come accade nell’approccio lineare. Non stiamo parlando di filosofia ma di pragmatica. Basti pensare ad Internet e a come questo nuova modalità di stare al mondo abbia accorciato enormemente le distanze. Anche se solo virtualmente. La disposizione dei nodi è solo un problema di immaginazione dello spazio che abitiamo. Non è solo mettere in relazione i nodi che fa la differenza ma occorre anche ragionare su come questi vengono disposti nello spazio. Questo aspetto della linearità del tempo è innato o culturale? Le tecnologie artificiali nello specifico quelle che si occupano della pattern recognition, lavorano secondo il modello biologico del cervello basato su nodi e relazioni tra essi. Questo approccio amplifica enormemente le possibilità di calcolo poiché amplifica il numero di scelte, piu’ corretto sarebbe dire, percorsi, che la macchina può intraprendere nella soluzione di un problema. Coltivare le minoranze significa questo. Offrire nodi nuovi perché diversi, nella costruzione dei percorsi di domani.